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Autoflows: l’AI predittiva che rivoluziona il post-vendita automotive

Autoflows è una piattaforma di intelligenza artificiale predittiva per il post-vendita automotive: un progetto lanciato in Danimarca nel 2022 da AG Analytics, società di data science operante dal 1987, oggi portato in Italia da Davide Bonavida, Country Manager Italy. Un sistema che ha convinto oltre 1.600 concessionarie in Europa e che nel nostro Paese ha già conquistato circa un centinaio di dealer.

Le radici del progetto

Dietro Autoflows non c’è una startup che cavalca il recente boom dell’AI, ma una società che si occupa di dati da 40 anni. Nel 2022 un importante gruppo di concessionari danesi avanzò una commessa ambiziosa: l’insoddisfazione era palpabile, con ricavi bassi dal nuovo, un po’ meno dall’usato, e “cigni neri” sempre pronti a tirare il freno a mano. Il post-vendita restava indiscutibilmente l’ambito con il migliore margine, ma con due questioni invalidanti: un lavoro sempre più gravoso e un elevato tasso di dispersione dei clienti, in stridente contrasto con il fatto che più un veicolo è anziano, più aumenta il valore medio della fattura in officina. È stato proprio per risolvere la questione della fuoriuscita dei clienti che è nata Autoflows: la subiscono tutti i dealer, piccoli e grandi.

Come funziona

La prima cosa notata è che tutti i concessionari siedono su un tesoro, i loro dati, e non lo utilizzano. Autoflows raccoglie le informazioni dal DMS – oggi integrato con tutti i pr incipali sistemi in uso in Italia – e le elabora, riuscendo grazie al calcolo dell’AI predittiva

, con una precisione del 90 per cento circa, a conoscere in anticipo il tipo di servizio di cui il cliente ha bisogno, magari anche inconsapevolmente, come una data dimenticata. A quel punto il cliente viene contattato a nome del concessionario, via e-mail, WhatsApp o SMS, con un messaggio pertinente al momento giusto.

Il cambiamento è netto: normalmente le telefonate del dealer hanno una conversione del 2 per cento – tanti contatti, tanti no, tanto stress – mentre quando le esigenze del cliente e l’intervento del concessionario si allineano tutto inizia a scorrere e a produrre vantaggi.

Dal post-vendita passivo a quello proattivo

Si tratta di una trasformazione del post-vendita da passivo ad attivo, o proattivo. Nel primo caso il concessionario cerca di seguire il cliente come può, con il tempo e le risorse a disposizione: le telefonate hanno toni di urgenza estrema, arrivano in momenti a caso, si sovrappongono o interrompono un lavoro in corso, senza contare le chiamate perse o chi si presenta direttamente alla porta perché doveva risolvere “ieri”. Passando da passivo ad attivo, il concessionario si siede al posto di guida, assume il controllo, riesce a programmare, e tutto si incasella: cambi gomme, tagliandi, revisioni. Ne trae beneficio anche il benessere del personale, che non subisce più la frustrazione di continue telefonate a vuoto: non sono più call di vendita, ma di servizio, preziose, accolte con entusiasmo, che contribuiscono a costruire l’immagine del brand e del dealer e offrono infinite opportunità di cross selling: il cliente che si sente trattato con attenzione è anche quello che torna per acquistare.

La resistenza al cambiamento in Italia

La resistenza psicologica al cambiamento c’è sempre, ma rispetto ad altri servizi digitali un imprenditore incontrato su tre decide di provare Autoflows. Anche perché esistono poche formule che dopo un mese e mezzo danno un ritorno di investimento reale, economico: il dealer si mette in tasca l’esatta fotografia di come stava prima, della situazione attuale, di cosa è riuscito a migliorare e di cosa può cambiare ancora. Dalla Danimarca il progetto si è espanso a tutta la Scandinavia, poi al Regno Unito e all’Irlanda, e ora scende verso sud: Francia, Spagna, Germania e Italia. Il nostro Paese non è indietro sulla tecnologia, è indietro sulla fiducia nel dato, perché per cultura il dealer basa i suoi affari sulla relazione personale con i clienti: non una debolezza, ma una forza, che unita alla potenza dei dati produce una strategia ancora più mirata e irresistibile. L’AI deve essere human first, strumentalizzata al servizio dell’uomo, non deve sostituirlo ma supportarlo nel vedere quello che altrimenti, con tutte le probabilità, verrebbe perso.

Il profilo di Davide Bonavida

Classe 1976, nato a Trento e cresciuto a Lavarone, tra i suoi primi lavori è stato responsabile delle relazioni commerciali con l’estero per Folgaria. Ha vissuto a Dublino, terminando la formazione in PR e marketing alla Dublin Business School, per poi trasferirsi 22 anni fa a Copenaghen, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità in diverse aziende, l’ultima delle quali, prima di Autoflows, Neurons, di cui è stato capo delle vendite. “A 40 anni ho capito di voler fare solo le cose in cui sono bravo, a 50 ho fatto un’ulteriore scrematura: mi dedico solo a quelle in cui sono bravo e che mi danno gioia“. Giornalista nel tempo libero, scrive di heavy metal e punk, non rinunciando a funzionare da canale diretto tra il suo Paese adottivo e quello natale.

In sintesi: Autoflows porta nel post-vendita italiano un approccio predittivo e proattivo, dove l’AI è al servizio della relazione umana per recuperare i clienti dispersi e trasformare le chiamate da vendita in chiamate di servizio. https://autoflows.com/

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