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UE pronta ad aumentare i dazi sulle Plug-in Hybrid cinesi: possibili ripercussioni per le flotte aziendali

Le nuove tariffe, ancora in fase di approvazione, potrebbero incidere sui costi di acquisto e leasing dei modelli cinesi più competitivi, riducendone l’attrattività per le aziende.

La Commissione Europea starebbe valutando l’introduzione di nuovi dazi sulle auto plug-in hybrid (PHEV) prodotte in Cina e importate nell’Unione Europea. L’indiscrezione, riportata dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt e successivamente confermata da Reuters, cita fonti istituzionali e rappresentanti dell’industria automobilistica.

Secondo quanto emerso, la misura potrebbe entrare in vigore dopo l’approvazione da parte della maggioranza degli Stati membri. Al momento, tuttavia, la Commissione non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Perché Bruxelles guarda alle Plug-in cinesi

La questione è stata discussa durante il vertice dei leader europei tenutosi a Bruxelles il 18 giugno, nell’ambito di un confronto più ampio sul crescente squilibrio commerciale con la Cina e sulla dipendenza dell’Europa da materie prime strategiche come le terre rare.

Dal 2024 l’Unione Europea applica già dazi alle auto elettriche a batteria provenienti dalla Cina, a seguito di un’indagine sui presunti sussidi statali concessi da Pechino ai produttori nazionali. Le plug-in hybrid, invece, sono rimaste escluse perché classificate come veicoli a combustione con supporto elettrico.

Secondo la società di ricerca Rho Motion, questa situazione avrebbe favorito una rapida crescita delle vendite di modelli PHEV cinesi. BYD, ad esempio, è passata da volumi quasi nulli nel luglio 2024 a 3.269 unità vendute nell’Unione Europea nel solo mese di marzo, mentre Chery ha raggiunto 757 unità nello stesso periodo.

Gli effetti sulle flotte aziendali

Se la proposta dovesse essere approvata, le conseguenze per le flotte aziendali potrebbero essere significative.

1. Aumento dei prezzi

I nuovi dazi si tradurrebbero con ogni probabilità in un incremento dei listini o dei canoni di leasing delle plug-in hybrid cinesi. I marchi più coinvolti sarebbero BYD, Chery (attraverso i brand Omoda e Jaecoo) e SAIC/MG, oggi particolarmente apprezzati per il rapporto tra prezzo ed equipaggiamento.

2. Maggiore equilibrio con i concorrenti

L’attuale vantaggio competitivo delle vetture cinesi potrebbe ridursi sensibilmente. Il Total Cost of Ownership (TCO), oggi favorito da prezzi aggressivi, tenderebbe ad avvicinarsi a quello dei produttori europei e giapponesi, rendendo meno conveniente la loro introduzione nelle car policy aziendali esclusivamente per ragioni economiche.

3. Tempi di attuazione rapidi

A differenza di quanto avvenuto nel 2024 con i dazi sulle auto elettriche, che richiesero mesi di indagine e negoziazione, le nuove misure potrebbero essere introdotte in tempi relativamente brevi. Questo ridurrebbe il margine di pianificazione per le aziende che hanno già ordini in corso o stanno definendo nuovi contratti di noleggio.

Molte incognite ancora aperte

Nonostante le indiscrezioni, restano numerosi aspetti da chiarire. In primo luogo, non sono state rese note le aliquote che verrebbero applicate: si potrebbe trattare di aumenti contenuti, con un impatto limitato sui prezzi finali, oppure di tariffe molto più elevate, in grado di modificare profondamente gli equilibri del mercato.

Inoltre, non è ancora chiaro se saranno previste clausole transitorie per gli ordini già effettuati o per le consegne programmate. Un elemento particolarmente rilevante per le aziende impegnate nella negoziazione di contratti di noleggio a lungo termine.

L’approvazione non è scontata

L’adozione dei nuovi dazi richiede il sostegno della maggioranza qualificata degli Stati membri, un passaggio tutt’altro che automatico. Alcuni governi, tra cui quelli di Germania e Spagna, hanno già espresso cautela per il rischio di possibili ritorsioni commerciali da parte della Cina e per i forti legami industriali che le rispettive case automobilistiche mantengono con il mercato asiatico.

Per le flotte aziendali, quindi, il quadro resta ancora incerto: molto dipenderà dall’esito del confronto politico europeo e dall’entità delle eventuali nuove tariffe.

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