
La CGIA ha accolto positivamente le recenti misure del Governo per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti, ma avverte che la situazione resta critica per molte categorie professionali.
Nonostante la riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e l’introduzione di crediti d’imposta per alcuni mezzi pesanti, il prezzo del diesel dall’inizio dell’anno è comunque aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro.
Costi in forte crescita per gli autotrasportatori
L’impatto economico è significativo. Rispetto al 31 dicembre scorso:
- fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più
- su base annua, l’aggravio arriva a circa 12.350 euro per mezzo
Un incremento che mette sotto pressione soprattutto i piccoli operatori del trasporto.
Non solo camionisti: in difficoltà anche taxi, NCC e agenti
A subire le conseguenze non sono solo gli autotrasportatori, ma anche i cosiddetti “professionisti della strada”
- taxisti
- NCC (noleggio con conducente)
- bus turistici
- agenti di commercio
Si tratta di categorie che percorrono ogni anno centinaia di migliaia di chilometri e che, con l’aumento dei carburanti, vedono crescere in modo diretto i costi operativi.
Dall’inizio del 2026:
- il diesel è aumentato del 20,9%
- la benzina del 3%
Aumenti anche per l’elettrico: ricariche +43%
Non solo carburanti tradizionali. Anche il costo delle ricariche elettriche ha registrato un forte incremento.
Negli ultimi 20 giorni:
- ricaricare un mezzo elettrico è passato da 70 a circa 100 euro
- aumento pari al 43%
Un duro colpo soprattutto per le flotte “green” dedicate alle consegne dell’ultimo miglio.
Margini ridotti e tariffe bloccate
Molte categorie hanno scarsa possibilità di compensare i maggiori costi:
- taxisti: tariffe stabilite dai Comuni
- NCC: prezzi vincolati entro limiti amministrativi
Diversamente, trasportatori e bus turistici possono tentare di rinegoziare i contratti, anche se non sempre con successo.
Il nodo strutturale del trasporto merci
In Italia circa l’80% delle merci viaggia su gomma, rendendo il sistema logistico fortemente dipendente dal trasporto stradale.
Il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi delle imprese di trasporto: una voce difficilmente comprimibile, legata sia ai prezzi internazionali dell’energia sia alla pressione fiscale nazionale.
La volatilità dei prezzi e i margini ridotti espongono le imprese a rischi concreti, soprattutto nei contratti a tariffa fissa.
I numeri del settore in Italia
Le attività coinvolte sono almeno 306.800, così suddivise:
- 203.700 agenti di commercio
- 68.500 autotrasportatori
- 31.500 taxisti e NCC
- quasi 3.000 bus operator
Distribuzione territoriale
- Lombardia: 49.607 attività
- Lazio: 29.357
- Veneto: 29.105
A livello provinciale:
- Roma: 22.676
- Milano: 19.438
- Napoli: 15.857
Serve un intervento europeo
Secondo la CGIA, le misure nazionali non sono sufficienti. È necessario un intervento a livello europeo per:
- ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici
- evitare impatti negativi sui conti pubblici
Senza azioni strutturali, il caro carburanti continuerà a rappresentare un fattore critico per l’intero sistema economico.










