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Stop ai motori termici nel 2035: l’Europa prende ancora tempo. Decisione rinviata (forse) al 16 dicembre

L’Unione Europea sceglie ancora la strada del rinvio. La discussione sulla revisione del divieto di vendita per le auto a benzina e diesel dal 2035, inizialmente in agenda il 10 dicembre, è stata infatti posticipata – probabilmente al 16 dicembre, ma senza escludere uno slittamento ulteriore a gennaio.

Una mossa che riflette un clima politico particolarmente teso, con diversi Stati membri – tra cui Italia e Germania – pronti a far pesare il proprio dissenso verso una transizione troppo rapida e poco flessibile.

Una pausa “tecnica”… o una resa al pressing dei Paesi contrari?

Nei giorni scorsi si parlava di un rinvio di qualche settimana. Alla fine lo stop è stato di appena sei giorni, ma il segnale politico è chiaro: Bruxelles sta cercando un compromesso più ampio e più digeribile per tutti.

La Commissione, infatti, sta lavorando a una riforma complessa che dovrebbe abbracciare diverse tecnologie, non solo l’elettrico. L’obiettivo è trovare un punto di incontro con i Paesi che chiedono da tempo di non escludere biocarburanti, e-fuel e persino alcune forme di ibrido

, almeno in una fase transitoria.

Un posizionamento che va incontro anche alle parole di Mario Draghi, il quale recentemente ha definito il limite del 2035 “non più sostenibile”.

Tzitzikostas: “Servono regole che tengano conto di tutte le tecnologie”

La conferma di una possibile apertura della Commissione è arrivata dal commissario Apostolos Tzitzikostas, che in un’intervista alla tedesca Handelsblatt ha parlato della necessità di un pacchetto normativo “completo e tecnologicamente neutrale”.

In particolare, il commissario ha sottolineato:

  • maggiore attenzione ai carburanti a zero o basse emissioni,
  • spazio ai biocarburanti avanzati,
  • possibilità di includere tecnologie finora considerate marginali nella strategia europea di decarbonizzazione.

Un messaggio che suona come un chiaro segnale verso l’Italia, da sempre promotrice dell’inclusione dei biocarburanti, ma anche verso la Germania, che negli ultimi mesi ha chiesto con forza di permettere la sopravvivenza delle auto ibride anche dopo il 2035. Una richiesta formalizzata dal cancelliere Friedrich Merz e accolta con interesse dagli organismi UE.

Perché il rinvio? Una revisione anticipata che ora si complica

La revisione degli standard CO₂ era prevista per il 2026, ma su richiesta dell’Italia e di altri Stati membri era stata anticipata. Ora, però, si punta a una riformulazione più ampia che includa anche il principio di neutralità tecnologica.

Questo potrebbe tradursi in:

  • una proroga per gli ibridi plug-in e i modelli range-extended,
  • una revisione dei criteri di valutazione delle emissioni,
  • una semplificazione normativa per l’intero settore automotive,
  • e un piano di supporto per la filiera europea delle batterie, dal valore stimato di 1,8 miliardi di euro.

Flotte aziendali: il prossimo capitolo della transizione

Un altro punto cruciale sarà la definizione di nuove regole per la progressiva elettrificazione delle flotte aziendali, tema centrale per la riduzione delle emissioni complessive. Non si esclude l’introduzione di obiettivi nazionali vincolanti, che potrebbero accelerare il passaggio a veicoli a basse o zero emissioni nei settori professionali e del noleggio.

L’Europa non ha ancora deciso e, probabilmente, non deciderà a breve. L’impressione è che la Commissione voglia evitare scelte affrettate su un tema estremamente sensibile, preferendo un confronto più ampio che tenga conto:

  • delle esigenze industriali,
  • delle pressioni politiche,
  • e della disponibilità (oggi ancora limitata) delle tecnologie più green.

Il 16 dicembre potrebbe essere la data giusta. Oppure, ancora una volta, no.

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